La cantina di famiglia è nata a Verduno, storico comune del Barolo, 170 anni fa.
Molte cose sono cambiate da allora, ma non l’idea di fondo che ci ha sempre mossi:
instillare con sobrietà nei vini l’anima e la vocazone dei luoghi d’origine e dei vitigni.

Storia – Passione per il vino di Langa dal 1850 | Comm. G.B. Burlotto

L’INIZIO

Una storia di successo
nell’Italia preunitaria

La nostra cantina porta il nome del suo fondatore, Giovan Battista Burlotto, e nonostante sia ubicata in un edificio settecentesco ha una data di nascita certa nel 1850 e una patria specifica, Verduno, comune storico di produzione del Barolo. Sulla facciata dell’edificio, trentadue medaglie con simboli e date documentano la pionieristica attività produttiva e commerciale della cantina, nonché la sua notorietà nell’Italia “del vino” a cavallo tra i secoli XIX e XX.

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UN PASSAGGIO EPOCALE

1850: l’attività agricola
lascia spazio al vino

La data del 1850, presente in numerosi documenti che conserviamo ancora oggi, non inquadra l’avvio di una intrapresa agricola, bensì il momento in cui un’azienda familiare preesistente, dedita a attività rurali diversificate venne indirizzata con convinzione verso la vitivinicoltura, all’epoca non diffusa come oggi, ma appannaggio di un piccolo manipolo di persone, dallo spirito pionieristico e talvolta visionario.

LA CANTINA AI TEMPI DEL LIBERTY

I vini del Cavalier “GiBi”
Sulla tavola dei Savoia

La produzione su cui si concentrò l’allora Cavalier “GiBi” Burlotto (in seguito nominato Commendatore, con conseguente aggiornamento della ragione sociale) fu quella dei vini tipici di Langa, che egli ricavava da vigneti già in proprietà in luoghi di grande prestigio, come il Monvigliero a Verduno e i Cannubi a Barolo.
Il riconoscimento come fornitore ufficiale della Casa Reale di Savoia, e la messe di riconoscimenti conquistati nelle fiere e nelle esposizioni al di qua e al di là dell’Oceano, arrivarono a ratificare la formidabile riuscita del progetto, fatto sì di lavoro, rigore, savoir-faire e rispetto, ma anche di grandi vini, universalmente apprezzati.

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LA FIGURA DEL FONDATORE

Un percorso coerente
di consolidamento

L’importanza storica di Giovan Battista Burlotto travalica persino quella rivestita nell’ambito della sua, e nostra, azienda. Il periodo entro il quale egli si mosse fu quello in cui il Barolo prese una forma precisa, consolidando una fisionomia classica e condivisa, fatta di finezza e classe, qualità e complessità dei profumi, intensità di sapore, longevità. “GiBi” è stato uno di coloro che ci hanno creduto più sinceramente e più profondamente; ha prodotto grandi vini e lasciato un seme di coerenza, determinazione e amore per la terra di Langa che fruttifica ancora oggi.

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IL VERDUNO PELAVERGA

Difesa e salvaguardia
del “gioiello di Verduno”

Dopo la morte del fondatore Giovan Battista, la cantina passò in mano a suo figlio Francesco, e a seguire, scomparso prematuramente Francesco, al figlio di questi, Ignazio. Coraggioso e lungimirante, Ignazio si trovò a dover portare avanti l’azienda da solo nel periodo più duro, quello della guerra. Era inoltre rimasto il solo a vinificare in purezza l’uva Pelaverga, coltivandola in proprio e acquistandone piccole quantità dai contadini del vicinato. Se il Verduno Pelaverga esiste ancora, ed è il luminoso gioiello che è, lo si deve in modo determinante a Ignazio Burlotto, scomparso poi nel 1968, anno in cui la cantina passò a sua figlia Marina, allora non più che diciassettenne.

L’AZIENDA AI NOSTRI TEMPI

Le nuove generazioni
e il pensiero di oggi

Marina, con suo marito Giuseppe Alessandria, e i figli Fabio e Cristina, rappresentano quindi la quarta e la quinta generazione al timone della nostra azienda. Che continua oggi a produrre i vini classici della Langa albese nel solco di una tradizione che intendiamo non come adozione acritica di un modo arcaico di lavorare, valido in quanto tale; ma come una eredità fatta di scelte coraggiose e ispirate, da cui deriva una responsabilità che ci piace assumerci, così come hanno fatto tutti i protagonisti della vicenda fin qui raccontata.

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